Abituati ad un mercato dove i SUV sono da sempre associati ad un’idea di prestazioni limitate e riduzione del piacere di guida, la Porsche è riuscita a mischiare le carte in gioco per ridefinire il concetto di Sports Aktivity Vehicle. Da questo punto di partenza, gli ingegneri della casa di Stoccarda hanno dato origine al progetto Macan.

Se devo essere sincero, mi sono avvicinato al giorno del Test Drive con una certa diffidenza, quasi certo che le tante elogiate prestazioni della piccola 4×4 fossero state in parte sopravvalutate.

La mia prova si è svolta alla guida della versione più venduta in Italia, cioè quella con la motorizzazione a Gasolio, equipaggiata con il 3.0 V6 da 250cv di origine Audi.

Il motore, con i suoi 580 Nm di coppia, si è dimostrato un fedele alleato in ogni genere di situazione: scattante ed elastico in città e sulle strade extraurbane, silenzio e parsimonioso nei consumi in autostrada (la media nella mia prova è stata di circa 14km\l), sportivo e con un grande allungo soprattutto con le modalità Sport o Sport Plus inserite. Ho sporadicamente trovato un leggero ritardo alla riposta del gas, quasi ci fosse un brevissimo lasso di tempo nel quale propulsore e cambio (PDK sette marce a doppia frizione) facciano fatica a dialogare per offrire una risposta naturale e pronta alle richieste del guidatore. Questo tende molto ad ammorbidire, forse fin troppo per una Porsche, l’esperienza di guida.

Ma facciamo un passo indietro.

Internamente ritroviamo il design attuale che caratterizza tutti i modelli Porsche. Ho sempre adorato le plance tappezzate di pulsanti e direi che in questo caso mi sento proprio a mio agio: per molti i comandi potrebbero sembrare troppi, ma è sufficiente prendere un po’ di confidenza con l’abitacolo per abituarsi. Finiture di pregio, cuciture a vista e sedili ergonomici rendono molto piacevole la seduta e l’esperienza di guida. Piccolo orgoglio, poter impugnare il volante dal design molto simile a quello della 918 Spyder.

Esteticamente mi ricorda la linea di una coupé, dalla forma filante e aerodinamica, la carreggiata larga e la parte posteriore allungata. Anche l’altezza da terra è conseguentemente stata ridotta rispetto alla sorella maggiore Cayenne.

Il pianale della vettura deriva direttamente da quello dell’Audi Q5, e grazie all’assetto regolabile e agli interventi fatti dagli ingegneri Porsche, l’auto assume un comportamento anomalo nonostante l’altezza da terra e il peso che si aggira intorno alle 2 tonnellate. Rollio e beccheggio sono ridotti al minimo, la tenuta sulle curve veloci è davvero sorprendente, lo sterzo diretto, l’ottima rapportatura del cambio e la potenza dell’impianto frenante aiutano a gestire al meglio il peso del veicolo in ogni condizione di guida. Sembra quasi di poter guidare senza doversi ricordare di essere a bordo di un SUV.

Le sue caratteristiche le consentono di essere una vettura dall’uso polivalente: la comodità di viaggio, la capacità di carico e lo spazio a bordo la rendono un’ottima compagna per i lunghi viaggi; la trazione integrale e l’assetto regolabile le permettono d’affrontare egregiamente percorsi sterrati o strade con fondi innevati; le modalità Sport la trasformano in una vettura dalle prestazioni e dall’indole davvero sportiva.

Anche stavolta ho avuto la mia lezione. Anche stavolta ho trovato una vettura che ha rivoluzionato le mie idee. Impossibile presupporre d’intuire come sia un’automobile semplicemente basandosi sugli articoli letti a riguardo o facendosi un’idea irreale seguendo le parole di chi l’ha guidata per primo. È necessario mettersi al volante e sentire con soggettività ogni emozione che la vettura trasmette. E se si tratta di una Porsche, spegnere la ragione e mettersi al volante non potrà che essere l’unica sentenza possibile.

Keep on Driving!